A cinque anni dalla sua morte, avvenuta il 28 febbraio 2005, rendiamo omaggio a Mario Luzi. Luzi non ha avuto una vita avventurosa, non ha fatto la guerra, non ha fatto la resistenza: ha navigato il Novecento al riparo di una “normale” vita borghese fatta di scuola e poi di universitá.Timido, introverso e mite ha saputo creare uno degli itinerari poetici piú preziosi e coerenti della poesia italiana, convertendo, con il passo degli anni, i primi lucidissimi versi in pura bellezza espressiva. L’introversione si é convertita in determinazione ed i cambi strutturali della sua poetica in frasi lapidarie che hanno saputo dare voce alla coscienza ed ai conflitti dell’umana contemporaneitá. Con chiarezza, umiltá e semplicitá Mario Luzi si é autodefinito “l’operaio della parola”, a noi piace pensare “ testimone della nostra umanitá”. Lo celebriamo riportando uno dei poemi di Barca, la sua prima raccolta poetica: aveva 21 anni. Alla vita
Amici ci aspetta una barca e dondola nella luce ove il cielo s'inarca e tocca il mare, volano creature pazze ad amare il viso d'Iddio caldo di speranza in alto in basso cercando affetto in ogni occulta distanza e piangono: noi siamo in terra ma ci potremo un giorno librare esilmente piegare sul seno divino come rose dai muri nelle strade odorose sul bimbo che le chiede senza voce. Amici dalla barca si vede il mondo e in lui una verità che precede intrepida, un sospiro profondo dalle foci alle sorgenti; la Madonna dagli occhi trasparenti scende adagio incontro ai morenti, raccoglie il cumulo della vita, i dolori le voglie segrete da anni sulla faccia inumidita. Le ragazze alla finestra annerita con lo sguardo verso i monti non sanno finire d'aspettare l'avvenire. Nelle stanze la voce materna senza origine, senza profondità s'alterna col silenzio della terra, è bella e tutto par nato da quella. |